Alberico Maccioni
Presidente ANOLF Abruzzo APS
Alle prime ore del mattino l’Abruzzo ha già cominciato a lavorare. Nei capannoni della costa e delle vallate industriali si alzano le saracinesche, nei cantieri partono i primi mezzi, nelle campagne iniziano le giornate di raccolta. Nei piccoli paesi dell’interno, invece, il lavoro può cominciare dentro una casa, accanto a una persona anziana. Sono luoghi diversi, ma sempre più spesso hanno una presenza comune: quella di lavoratrici e lavoratori arrivati da altri Paesi.
L’immigrazione in Abruzzo non è più soltanto una questione demografica. Secondo gli ultimi dati Istat, al 31 dicembre 2024 gli stranieri residenti erano 90.573, pari al 7,1% della popolazione regionale. La presenza più consistente si registra nelle province dell’Aquila e di Teramo, entrambe oltre i 25 mila residenti stranieri, seguite da Chieti con quasi 22 mila e Pescara con poco più di 18 mila. Le comunità più numerose sono quella rumena, albanese e marocchina.
Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia. Per capire che cosa significhi immigrazione in Abruzzo bisogna seguire le persone nei luoghi in cui lavorano.
A Teramo il fenomeno appare con particolare evidenza. Teramo è la provincia abruzzese con il più alto tasso migratorio estero: nel 2024 si è attestato al 7,2 per mille. Accanto all’industria resistono agricoltura, allevamenti e piccole imprese. Nei centri più piccoli la questione demografica si intreccia con quella del lavoro: mentre una parte della popolazione invecchia e diminuisce, la presenza straniera contribuisce a mantenere attive alcune attività e servizi.
È una dinamica che, con caratteristiche differenti, attraversa l’intera regione. A Chieti la componente industriale convive con una forte vocazione agricola. Nell’Aquilano, dove la popolazione straniera supera le 25 mila unità, il lavoro migrante attraversa edilizia, agricoltura, specialmente nella zona della Marsica, servizi e assistenza. Pescara rappresenta invece un territorio maggiormente orientato ai servizi e alle attività produttive, ma anche qui la presenza straniera si distribuisce tra industria, costruzioni, commercio, agricoltura e lavoro domestico.
Poi ci sono le campagne. Nelle aree agricole del Teramano, del Chietino, del Pescarese e della Marsica, così come nelle zone interne, uomini e donne provenienti soprattutto dal Nord Africa, dall’Europa orientale e dall’Asia partecipano alle attività stagionali. L’agricoltura e l’edilizia sono tra i settori italiani nei quali la componente straniera ha il peso maggiore.
Ma l’immigrazione cambia volto ancora una volta quando dalle campagne si entra nei piccoli centri. Qui il problema non è soltanto trovare lavoratori. È trovare persone che possano garantire servizi che una popolazione sempre più anziana non riesce più a sostenere da sola.
Nelle case di molti paesi abruzzesi sono le donne straniere a occuparsi degli anziani. Assistenti familiari, collaboratrici domestiche, addette alle pulizie: lavori spesso poco visibili, ma fondamentali per permettere alle famiglie di mantenere l’assistenza a domicilio.
Nelle mani che raccolgono le olive, negli operai che entrano in fabbrica, nei muratori che aprono un cantiere e nelle donne che ogni mattina varcano la porta di una casa per assistere un anziano. Sono quelle mani, italiane e straniere insieme, a raccontare un Abruzzo che continua a lavorare. E che, mentre cambia volto, cerca di non perdere i propri paesi, le proprie imprese e le proprie comunità.
ABRUZZO IN NUMERI
DATI ISTAT — pubblicazione 2026
1.269.118 residenti in Abruzzo
90.573 cittadini stranieri
7,1% incidenza degli stranieri sulla popolazione regionale
+4.745 cittadini stranieri rispetto al 2023
158 Paesi di provenienza
23,5% Romania · 12,3% Albania · 9,2% Marocco
7.356 nati nel 2024
47,7 anni età media della popolazione abruzzese
Presenza straniera nelle quattro province:
L’Aquila 25.315 · Teramo 25.240 · Chieti 21.907 · Pescara 18.111
Fonte: ISTAT, Censimento permanente della popolazione in Abruzzo, anno 2024. Dati al 31 dicembre 2024, pubblicati il 30 aprile 2026.


