Faghi Elmi Ahmed
Presidente ANOLF FVG APS
Per me, parlare di migrazioni in Friuli Venezia Giulia significa parlare di persone, relazioni e futuro. Lo dico da cittadino italo-somalo e da Presidente dell’ANOLF regionale FVG APS: l’appartenenza si costruisce ogni giorno, attraverso il rispetto, la partecipazione e la possibilità di contribuire alla comunità in cui si vive.
Questa regione conosce profondamente il significato del confine. La sua storia custodisce incontri tra lingue e culture, ma anche separazioni, esodi ed emigrazione. Credo che questa memoria possa aiutarci a comprendere chi oggi lascia il proprio Paese e cerca sicurezza, lavoro o nuove opportunità. Essere terra di confine ci chiede di saper guardare oltre le distanze e riconoscere ciò che unisce le persone.
Oggi il territorio accoglie esperienze diverse: famiglie presenti da decenni, persone arrivate per lavoro o ricongiungimento, studenti, rifugiati e giovani nati o cresciuti in Italia. Dietro ogni provenienza ci sono percorsi individuali, competenze e aspirazioni che meritano ascolto.
Per costruire una vita stabile servono condizioni concrete: imparare l’italiano, trovare una casa e un lavoro regolare, accedere ai servizi, conoscere diritti e doveri. L’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti del lavoro interrogano inoltre il futuro del Friuli Venezia Giulia.
Le persone di origine immigrata contribuiscono alla produzione, ai servizi e alla cura delle famiglie: occorre valorizzarne le competenze, favorire la formazione e contrastare sfruttamento e discriminazioni.
Come Presidente dell’ANOLF regionale FVG APS, considero l’ascolto il punto di partenza del nostro impegno. Accompagnare significa rendere la persona più autonoma, attraverso il lavoro condiviso con istituzioni, scuole, servizi, associazioni e comunità.
Mi stanno particolarmente a cuore le donne e i giovani. Sostenere l’autonomia delle donne significa creare opportunità formative, lavorative e di partecipazione. Ai ragazzi cresciuti tra più culture dobbiamo offrire fiducia e possibilità concrete di esprimersi.
Da questa visione nasce anche il nostro impegno in FORLIS, con il sostegno della Regione, insieme all’Accademia Nautica Adriatica di Trieste e al Centro giovanile Rawdah di Mogadiscio. Collegare formazione linguistica, logistica e cooperazione con la Somalia significa investire nei giovani e costruire relazioni durature tra territori.
I dati più recenti dell’ISTAT confermano una trasformazione ormai strutturale. Al 31 dicembre 2024 il Friuli Venezia Giulia conta 1.193.284 residenti; le persone con cittadinanza non italiana sono 121.887, pari al 10,2% della popolazione regionale. Sono numeri che invitano a considerare le migrazioni come una componente della realtà sociale, economica e demografica della regione.
La presenza di ANOLF sul territorio significa innanzitutto conoscere le comunità e ascoltarne i bisogni. Oggi seguiamo con attenzione le comunità pakistana e bangladese, particolarmente presenti anche nel mondo del lavoro e dei cantieri, dove formazione linguistica, conoscenza dei diritti e sicurezza sul lavoro sono priorità fondamentali.
Gli infortuni e, nei casi più drammatici, le morti sul lavoro ci ricordano che comprendere correttamente una procedura o un rischio può fare la differenza.
Un impegno importante riguarda anche le donne provenienti dall’Europa orientale. La guerra in Ucraina ha visto il Friuli Venezia Giulia affrontare fin dalle prime fasi l’arrivo di persone in fuga dal conflitto. In questo percorso è stato prezioso il contributo delle volontarie ucraine, che attraverso la mediazione linguistica e culturale sono diventate un ponte tra famiglie, servizi e territorio.
Storico e molto significativo è anche il rapporto con la comunità albanese, fortemente partecipe della vita regionale e alla quale sono personalmente molto legato.
Importante è inoltre il lavoro con la comunità marocchina, soprattutto nell’accompagnamento delle donne e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità. ANOLF rappresenta un punto di riferimento anche attraverso l’attività dei mediatori culturali e linguistici presso il Centro antiviolenza, facilitando l’accesso ai percorsi di tutela e protezione.
Pakistan, Bangladesh, Ucraina, Albania, Marocco e le tante altre comunità presenti ci ricordano che non esiste un’unica esperienza migratoria. Il nostro compito è ascoltare, accompagnare e costruire ponti.
La priorità è continuare a monitorare le esigenze che emergono, investendo nella lingua italiana, nella formazione professionale e nei percorsi qualificati e accademici, perché autonomia, conoscenza e sicurezza sono strettamente collegate.
È un lavoro che portiamo avanti in convenzione con la CISL e in collaborazione con le strutture sindacali, insieme a istituzioni, enti di formazione, scuole, associazioni e comunità. In questi anni abbiamo accompagnato famiglie verso una maggiore stabilità, persone verso il lavoro e giovani verso percorsi di formazione e autonomia.
Anche ANOLF Friuli Venezia Giulia è cresciuta grazie al lavoro di operatori, volontari e di una rete territoriale sempre più solida. Fondamentale è stata la sinergia con ANOLF Nazionale: il confronto, la condivisione delle esperienze e delle competenze hanno rafforzato concretamente la nostra realtà regionale.
È questa l’interazione nella quale crediamo: andare oltre le barriere linguistiche, culturali e sociali e creare le condizioni perché persone e comunità possano conoscersi, partecipare e crescere insieme.
Questa missione, per me, ha anche un significato personale. Sono cittadino italiano di origini somale e la mia esperienza mi ha insegnato che le radici non devono diventare un confine, ma possono essere una ricchezza.
Per questo sento particolarmente vicine le seconde generazioni: giovani cresciuti tra più culture che devono essere riconosciuti per ciò che sono, per le loro capacità e per quello che possono offrire alla società.
Dopo tanti anni di impegno, continuo a pensare che il senso più profondo di ANOLF sia nelle persone che incontriamo. Dietro una pratica c’è una famiglia, un lavoratore, una donna o un giovane che cerca di costruire il proprio futuro. Il nostro compito è accompagnare le persone fino al momento in cui potranno camminare con le proprie forze.
Forse è proprio qui che la mia storia personale incontra quella di ANOLF: nelle mie origini somale, nel percorso costruito in Italia e nella possibilità di restituire agli altri una parte di ciò che la vita mi ha dato.
Una terra di confine può separare, ma può anche scegliere di unire. Io ho scelto di lavorare perché il Friuli Venezia Giulia sia sempre più una terra di incontro.
Per me non è soltanto un impegno da Presidente: è una missione.


