Riflessione a cura di Abdellilah Amahdar, presidente di ANOLF Marocco
Le recenti e dolorose notizie provenienti dai confini della Spagna, in particolare le tensioni registrate a Ceuta, ci pongono di fronte a una realtà che non possiamo ignorare: l’immigrazione non è una parentesi emergenziale, ma una questione strutturale e decisiva per il futuro dell’Europa e dell’intero Mediterraneo.
A offrire una chiave di lettura lucida e costruttiva è Abdellilah Amahdar, neo presidente di ANOLF Marocco, chiamato a guidare una fase di forte rilancio e riorganizzazione della struttura associativa direttamente sul territorio, con il sostegno di ANOLF Nazionale e della presidente Maria Ilena Rocha.
Guidare ANOLF Marocco in questo particolare momento storico significa affrontare le criticità del presente attraverso un’organizzazione capillare e vicina alle persone. La diaspora marocchina in Europa conta milioni di cittadini e comprende una significativa componente giovanile, formata sia da nuovi migranti sia da seconde generazioni alla ricerca di opportunità formative e professionali.
Dietro ai numeri si celano, tuttavia, storie personali segnate spesso da fragilità, incertezza e vulnerabilità.
«Le ragazze e i ragazzi che scelgono di partire affrontano momenti di grande smarrimento – sottolinea il presidente Abdellilah Amahdar –. L’emigrazione non è soltanto un percorso geografico, ma una transizione che porta con sé paure, incertezze e un carico emotivo che spesso nessuno riesce a vedere. Per questo la nostra struttura si è riorganizzata per offrire un aiuto concreto: un’informazione corretta per contrastare le reti dell’irregolarità, un’assistenza trasparente e, soprattutto, un autentico sostegno psicologico e umano. Vogliamo prenderci cura della persona nella sua interezza».
Il quadro geopolitico attuale richiede un monitoraggio costante e rigoroso di ciò che accade a livello internazionale. L’analisi, però, non può limitarsi a letture superficiali o astratte.
La comunità marocchina residente in Italia, forte di centinaia di migliaia di presenze ormai radicate nel tessuto produttivo e sociale, ha dimostrato nel corso dei decenni di rappresentare una risorsa straordinaria, capace di contribuire concretamente alla crescita economica, alla coesione sociale e alla convivenza civile.
«Non ignoriamo che la realtà presenti anche zone d’ombra, episodi di devianza o dinamiche opache legate a reti di sfruttamento e bande che colpiscono soprattutto le persone più deboli – prosegue Amahdar –. La nostra risposta è un presidio fermo contro ogni forma di illegalità. Lavoriamo quotidianamente per isolare chi specula sulle vulnerabilità e per offrire ai giovani alternative concrete, fondate su regole certe, legalità e giustizia».
Serve, dunque, una visione lungimirante e rigorosa: il Marocco non deve essere considerato una frontiera da blindare, ma un partner irrinunciabile con il quale contrastare le reti criminali e costruire politiche fondate sulla cooperazione, sulla legalità condivisa e sul rispetto reciproco.
Nel solco della visione sindacale della CISL, la risposta alle sfide migratorie passa anche attraverso il coraggio di aprire e rafforzare canali di ingresso legali, sicuri e governati, strettamente collegati al mondo del lavoro e della formazione professionale.
La preoccupazione suscitata dalle tensioni del presente deve trasformarsi in una speranza attiva e in un impegno concreto, passo dopo passo, per costruire un futuro di pace, cooperazione e sviluppo condiviso tra le due sponde del Mediterraneo.


