Nadia Mazziero
Presidente ANOLF Vercelli ODV – Piemonte Orientale
Vercelli è una terra che conosce bene il valore del lavoro. Le risaie, le campagne e le cascine hanno segnato per generazioni la storia economica e sociale del territorio. Quest’anno ricorrono i 120 anni dalla conquista delle otto ore di lavoro da parte delle mondine, una pagina fondamentale che ci ricorda quanto i diritti non siano mai scontati e quanto il lavoro debba sempre restare legato alla dignità della persona.
Oggi quelle risaie sono cambiate. Molte attività sono state meccanizzate, ma alcune lavorazioni manuali vengono ancora svolte, spesso da lavoratori arrivati da altri Paesi. È un’immagine che racconta bene il Vercellese contemporaneo: un territorio che conserva la propria identità e, allo stesso tempo, cambia attraverso nuove presenze, famiglie e comunità.
Alla fine del 2024 nella provincia di Vercelli vivevano 17.432 persone di cittadinanza straniera, pari a circa il 10,5% della popolazione. Non si tratta quindi di una presenza marginale, ma di una componente stabile della società locale, presente nell’agricoltura, nell’industria, nell’edilizia, nella logistica, nei servizi e nell’assistenza familiare.
Come Presidente di ANOLF Vercelli ODV – Piemonte Orientale, credo che il nostro compito sia proprio quello di stare dentro questi cambiamenti. Ogni giorno incontriamo persone che hanno bisogno di orientamento sui documenti, sul lavoro, sulla casa, sulla lingua e sull’accesso ai servizi. Ma dietro ogni pratica c’è sempre una storia, una famiglia e un progetto di vita.
Per questo ANOLF non può limitarsi alla sola assistenza amministrativa. Dobbiamo aiutare le persone a diventare autonome, conoscere i propri diritti, comprendere le regole del lavoro e costruire relazioni con il territorio. La conoscenza della lingua italiana, la formazione professionale e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono strumenti fondamentali per una vera inclusione.
Una particolare attenzione va alle donne. Nella storia di ANOLF Vercelli c’è anche l’esperienza di Casa Speranza, nata per offrire protezione a donne vittime di abusi e violenze, anche con figli. Un’esperienza concreta di accoglienza e tutela che ha mostrato quanto l’inclusione passi anche dalla possibilità di ritrovare sicurezza, autonomia e fiducia nel futuro.
Quella sensibilità resta per noi un riferimento. Una donna che conosce i propri diritti, può accedere ai servizi e costruire un percorso lavorativo è una donna più libera e più forte. Per questo ascolto, orientamento e attenzione alle situazioni di fragilità continuano a essere parte essenziale del nostro modo di essere ANOLF.
Essere ANOLF significa anche essere un Ente del Terzo Settore, con una propria autonomia, una propria identità e una responsabilità precisa nei confronti delle persone e delle comunità. Significa essere radicati nel territorio, conoscerne i cambiamenti e cercare di dare risposte che non siano soltanto assistenza, ma strumenti per costruire autonomia, partecipazione e inclusione.
È un lavoro che non può essere svolto da soli. Le situazioni che incontriamo sono spesso complesse e riguardano contemporaneamente documenti, lavoro, casa, famiglia, lingua e accesso ai servizi. Per questo negli anni sono diventate importanti le collaborazioni, le convenzioni e le reti costruite sul territorio.
In questo percorso si inserisce anche la storica sinergia con la CISL Piemonte Orientale, le categorie sindacali e i servizi, una collaborazione che, nel rispetto dell’autonomia e dell’identità di ANOLF, permette di mettere insieme competenze ed esperienze diverse e di essere più vicini alle persone, soprattutto quando le questioni legate alla migrazione si intrecciano con il lavoro e con la tutela dei diritti.
Dietro una richiesta sui documenti può esserci infatti un problema lavorativo, una difficoltà familiare, il bisogno di una casa o semplicemente la necessità di comprendere meglio i propri diritti e i propri doveri. Fare rete significa riuscire a guardare alla persona nella sua interezza e non soltanto alla singola pratica o al singolo problema.
Questo vale ancora di più per le donne. Pensiamo alle tante donne arrivate da altri Paesi che lavorano, sostengono le proprie famiglie e costruiscono qui il proprio futuro. Ma pensiamo anche a quelle che possono trovarsi in condizioni di maggiore fragilità, isolamento, dipendenza economica, abuso o violenza.
L’esperienza maturata negli anni ci ha insegnato quanto siano importanti l’ascolto, l’orientamento e la capacità di accompagnare una donna verso un percorso di sicurezza e autonomia. Significa anche saper riconoscere le situazioni di difficoltà e creare collegamenti con le realtà del territorio che possono offrire protezione e sostegno.
Vercelli e il Piemonte Orientale sono territori diversi, fatti di città, paesi, campagne, montagne e tanti piccoli centri. In ognuno di questi luoghi le nuove comunità stanno diventando parte della vita quotidiana.
Ci sono persone provenienti dalla Romania, dal Marocco, dall’Albania e da molti altri Paesi. Ci sono lavoratrici e lavoratori nelle aziende, nelle campagne, nei cantieri, nella logistica, nei servizi e nell’assistenza familiare. Ci sono famiglie che hanno scelto di stabilirsi qui e bambini e ragazzi che crescono nelle nostre scuole.
Sono presenze che assumono un significato ancora maggiore in territori che devono confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, la denatalità e il progressivo spopolamento di alcuni piccoli centri. Per questo parlare di inclusione significa parlare anche del futuro delle nostre comunità.
La storia delle mondine ci insegna che lavoro e diritti devono camminare insieme. Oggi quella lezione conserva tutta la sua attualità. Cambiano le persone, i Paesi di provenienza e le professioni, ma resta la stessa esigenza di dignità, tutela e partecipazione.
I numeri di un Piemonte che cambia
I dati ISTAT aiutano a comprendere la dimensione di questo cambiamento. Alla fine del 2024 in Piemonte vivevano 442.819 persone di cittadinanza straniera, pari al 10,4% della popolazione regionale. Sono persone provenienti complessivamente da 178 Paesi.
Se guardiamo al Piemonte Orientale, alla fine del 2024 ISTAT registra 39.963 persone di cittadinanza straniera nella provincia di Novara, 17.432 nella provincia di Vercelli, 11.528 nel Biellese e 10.586 nel Verbano-Cusio-Ossola.
Complessivamente sono 79.509 persone nelle quattro province. Ma i numeri, da soli, non raccontano tutto. Dietro quelle cifre ci sono lavoratrici e lavoratori, famiglie, donne, uomini, giovani e bambini. Ci sono persone che contribuiscono ogni giorno alla vita dei nostri territori e altre che stanno ancora cercando di costruire il proprio percorso di autonomia.
La sfida, allora, non è soltanto quella dell’accoglienza. È quella della partecipazione. Significa creare le condizioni perché una persona possa conoscere i propri diritti, lavorare in sicurezza, imparare la lingua, costruire relazioni e sentirsi parte della comunità nella quale vive.
È questo il senso del nostro impegno: costruire ponti tra persone e territorio, accompagnare chi arriva e valorizzare chi sceglie di restare. Perché una comunità cresce davvero quando nessuno viene lasciato ai margini e quando ogni persona può sentirsi parte del futuro del luogo in cui vive.


