Genet Woldu Keflay
Presidente ANOLF Sardegna ODV
Chi accompagna un anziano dal medico, chi raccoglie i frutti nelle campagne, chi lavora in un cantiere o dietro il bancone di un ristorante: in Sardegna molte di queste persone vengono da lontano.
Oltre 55 mila cittadini di origine straniera hanno scelto l’isola per viverci e circa 26 mila lavorano. Sono numeri più contenuti rispetto ad altre regioni, ma in un’isola che invecchia e si spopola fanno una differenza enorme.
Il posto dove li incontriamo più spesso è dentro le nostre case. Nel 2023 quasi otto occupati stranieri su dieci lavoravano nei servizi e uno su tre nel lavoro domestico. Colf e badanti tengono in piedi il sistema di cura di tante famiglie sarde: stanno accanto agli anziani, spesso con orari senza confini e lontane dai propri affetti. In Italia questo lavoro è svolto in larghissima parte da donne straniere, con una paga media che si aggira sui 9.800 euro l’anno.
Fuori dalle case c’è l’agricoltura, dove lavora l’11,4% degli occupati stranieri sardi, e c’è l’industria, con il 9,8%, di cui il 4,6% nell’edilizia. Nei campi la fatica pesa anche sul portafoglio: a livello nazionale un lavoratore agricolo straniero guadagna in media circa 9.700 euro l’anno, quasi la metà dei 18.800 degli altri settori. La stagionalità rende più facile cadere nell’irregolarità.
Eppure le imprese sarde li cercano. Quelle con dipendenti stranieri sono 6.060 e danno lavoro a 13.190 persone; il fabbisogno stimato è di altre 13.690. Nelle aziende non agricole, oltre la metà di queste entrate è difficile da coprire.
C’è poi chi ha deciso di mettersi in proprio: a fine 2024 le imprese con titolare non italiano erano 10.602 e 1.616 erano botteghe artigiane, dall’edilizia ai servizi alla persona.
Dietro i numeri restano ostacoli quotidiani. Un permesso di soggiorno legato al contratto rende difficile denunciare un abuso. Non è facile farsi capire, né far valere un titolo di studio conseguito altrove. Chi vive nelle zone interne fa i conti con case precarie, pochi trasporti e molta solitudine.
Per molti, il primo aiuto concreto è un’associazione. ANOLF, Ente del Terzo Settore che collabora con CISL Sardegna, ascolta, orienta sui diritti, aiuta con pratiche e permessi, fa da ponte con datori di lavoro e istituzioni e crea occasioni di incontro tra le comunità. Spesso è la prima porta a cui bussare.
Le prospettive ci sono. La Regione ha stanziato 3 milioni con l’avviso “Connetti” per la mediazione interculturale e l’accompagnamento al lavoro, guardando ai 96 mila nuovi occupati necessari entro il 2028. Sono previsti tirocini per richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, mentre sportelli fissi e mobili seguono i casi di sfruttamento.
La sfida è smettere di chiamarla emergenza di manodopera e costruire integrazione vera: ingressi regolari, formazione, lingua e controlli contro il lavoro nero. Perché queste persone non sono un’aggiunta al nostro mercato del lavoro. Ne fanno già parte, ogni giorno.
Prima di entrare nel merito dei dati ISTAT, è importante partire dalle comunità della Sardegna e dalle persone che ogni giorno contribuiscono a renderle vive, solidali e accoglienti.
Parliamo delle donne e degli uomini, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle famiglie e dei volontari che, con il loro impegno quotidiano, costruiscono relazioni, offrono ascolto e sostegno e favoriscono concretamente l’inclusione e la partecipazione.
Un patrimonio umano che trova espressione anche nelle diverse realtà di ANOLF Sardegna, presenti nei territori e vicine ai bisogni delle persone e delle famiglie.
Un valore particolare è rappresentato anche dal ruolo delle donne nelle presidenze delle realtà ANOLF: donne che assumono responsabilità, guidano, coordinano e mettono competenze, sensibilità ed esperienza al servizio delle comunità, contribuendo a costruire partecipazione, inclusione e legami più forti nei territori.
Dietro ogni attività, ogni servizio e ogni iniziativa ci sono donne e uomini che mettono a disposizione tempo, esperienza e competenze. È partendo da queste persone, dal loro lavoro e dal loro impegno, che acquistano un significato ancora più concreto i dati che ci aiutano a comprendere la realtà sociale e demografica della nostra Isola.
Dati ISTAT aggiornati sulla presenza di cittadini di origine straniera in Sardegna
Secondo gli ultimi dati demografici ISTAT disponibili, al 1° gennaio 2026 in Sardegna risiedono 57.754 cittadini stranieri, pari a circa il 3,7% della popolazione regionale. Il dato conferma una crescita rispetto ai 54.091 stranieri censiti al 31 dicembre 2024, pari al 3,5% della popolazione. La presenza straniera contribuisce inoltre a mitigare, almeno in parte, il forte invecchiamento demografico dell’Isola.
La concentrazione maggiore, in valore assoluto, si registra nei principali centri urbani e turistici. Al 1° gennaio 2026 i comuni sardi con oltre mille residenti stranieri sono: Cagliari (9.438; 6,5% dei residenti), Olbia (6.013; 9,7%), Sassari (5.948; 4,9%), Quartu Sant’Elena (2.533; 3,7%), Alghero (1.709; 4,1%), Arzachena (1.267; 9,4%) e Nuoro (1.163; 3,6%).
Accanto ai grandi centri, in diversi comuni più piccoli l’incidenza percentuale è ancora più elevata. Tra gli esempi più significativi figurano Villanovaforru, Trinità d’Agultu e Vignola, Osidda, Palau, Aritzo, Santa Teresa Gallura e Aglientu.
Per provenienza, l’ultimo dettaglio consolidato del Censimento ISTAT, riferito al 31 dicembre 2024, indica che il 45,8% degli stranieri residenti proviene dall’Europa, il 24,5% dall’Africa, il 23,3% dall’Asia e il 6,3% dall’America. Le cittadinanze più rappresentate sono quella rumena (20,2%), senegalese (7,8%) e marocchina (6,9%).
Fonte: ISTAT, Demografia in cifre – Popolazione straniera residente al 1° gennaio 2026; Censimento permanente della popolazione – Sardegna, anno 2024, pubblicato il 30 aprile 2026.


