Maurizio Bove
Presidente ANOLF Lombardia APS – ETS
La Lombardia è una delle regioni in cui il binomio immigrazione e lavoro appare con maggiore evidenza: sono oltre 1,2 milioni i cittadini stranieri che vi risiedono, rappresentando una componente strutturale della società e del mercato del lavoro. Non siamo quindi di fronte a un’emergenza, ma a una trasformazione profonda che riguarda il presente e, sempre più, il futuro della nostra regione.
D’altra parte, il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione stanno già producendo effetti concreti: in molti settori le imprese faticano a trovare personale e il mismatch tra domanda e offerta di lavoro sta ormai diventando un problema strutturale. Eppure, mentre tante aziende cercano lavoratori, molte persone di origine immigrata rimangono confinate in occupazioni povere, precarie e poco qualificate, spesso lontane dalle competenze, dai titoli di studio e dalle esperienze professionali che possiedono.
Ed è proprio dentro questa contraddizione che si colloca il tema dell’inclusione lavorativa. Non basta trovare un posto di lavoro: servono formazione, orientamento, riconoscimento delle qualifiche e percorsi di soggiorno regolari e stabili. Perché il lavoro non deve essere soltanto uno strumento per rispondere ai fabbisogni delle imprese, ma il primo passo verso una piena cittadinanza sociale.
È questa la logica di INTEGRA, promosso dalla Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi insieme a una rete di imprese, associazioni datoriali, enti di formazione, Terzo settore e parti sociali, della quale ANOLF Lombardia è uno dei partner più strategici. Il progetto costruisce percorsi di formazione, orientamento e incontro tra domanda e offerta, tenendo insieme le diverse dimensioni dell’inclusione.
Il successo dell’iniziativa dimostra il valore di una governance condivisa, nella quale ogni soggetto mette a disposizione competenze e responsabilità diverse, facilitando l’incontro tra le esigenze delle imprese e il bisogno delle persone di costruire un progetto di vita dignitoso e stabile.
Perché l’inclusione lavorativa non può essere ridotta a un semplice matching tra domanda e offerta, ma dietro ogni percorso migratorio esistono istanze molto più complesse: la lingua, la fragilità sociale, l’orientamento, la burocrazia e, soprattutto, l’integrazione complessiva della persona dentro il territorio.
Se, al contrario, ci limitiamo a considerare l’immigrazione come una risposta quantitativa alla carenza di manodopera, finiremo inevitabilmente per riprodurre modelli precari e potenzialmente discriminatori.
Dobbiamo allora avere il coraggio di parlare di persone, di competenze, di percorsi di vita e di capitale umano, immaginando un percorso migratorio “a U” nel quale si può anche partire da un lavoro meno qualificato, ma con la prospettiva concreta di crescere, di vedere riconosciuti nel tempo i propri studi e le proprie competenze e di migliorare infine la propria condizione.
Per questo le buone pratiche devono diventare politiche strutturali: servono quindi canali di ingresso efficaci e collegati ai fabbisogni reali del territorio, percorsi di formazione anche prima della partenza e politiche sociali e abitative capaci di accompagnare le persone verso l’autonomia. Allo stesso tempo, occorre anche una narrativa diversa dell’immigrazione, capace di superare paura, stereotipi e approcci puramente utilitaristici.
La vera sfida è quindi costruire un nuovo patto sociale fondato sul lavoro dignitoso, sulla partecipazione, sulla valorizzazione delle competenze e sull’inclusione. Perché la domanda, oggi, non è più se l’immigrazione serva alla Lombardia: investire nell’inclusione lavorativa delle persone di origine immigrata significa costruire il futuro della Lombardia.
I dati ISTAT più aggiornati: 2025-2026
Gli ultimi dati ISTAT disponibili mostrano che al 1° gennaio 2026 in Italia risiedevano 5,56 milioni di cittadini stranieri, 188 mila in più rispetto all’anno precedente (+3,5%). La componente straniera rappresentava il 9,4% della popolazione italiana e si concentrava soprattutto nel Nord, dove vivevano 3,23 milioni di cittadini stranieri, pari all’11,7% della popolazione dell’area.
La Lombardia continua a essere uno dei principali poli demografici e migratori del Paese. Nel 2025 la regione ha registrato una crescita della popolazione complessiva del 3,2 per mille; nello stesso anno il saldo migratorio interno della Lombardia è risultato positivo per circa 10 mila persone, tra i valori regionali più elevati d’Italia.
Per la popolazione straniera, ISTAT rende disponibili i dati più recenti al 31 dicembre 2025, con dettaglio regionale, provinciale, comunale e per cittadinanza. Il database ufficiale comprende quindi anche le singole comunità straniere presenti in Lombardia.
Le principali comunità presenti in Lombardia restano quelle rumena, egiziana, marocchina, albanese, cinese e ucraina. I dati più recenti disponibili sulle cittadinanze confermano inoltre la forte articolazione della presenza straniera sul territorio regionale.


