La Corte d’Assise di Latina ha pronunciato la sentenza di primo grado. ANOLF: «Un punto fermo, ma la battaglia contro lo sfruttamento e il caporalato deve continuare»

La Corte d’Assise di Latina ha condannato in primo grado Antonello Lovato a 16 anni di reclusione per la morte di Satnam Singh, il lavoratore agricolo di 31 anni deceduto nel giugno 2024 dopo essere stato gravemente ferito durante il lavoro e abbandonato senza ricevere immediati soccorsi.

La sentenza rappresenta un passaggio importante nel percorso di giustizia, ma non può essere considerata il punto conclusivo di una vicenda che ha profondamente scosso il Paese e riportato al centro dell’attenzione le condizioni di vita e di lavoro di migliaia di braccianti.

Satnam Singh non era un numero né una semplice “pratica” da archiviare. Era una persona, un lavoratore, un giovane che cercava in Italia la possibilità di costruire un futuro dignitoso. La sua morte è diventata il simbolo di un sistema nel quale lo sfruttamento, il lavoro irregolare e il caporalato continuano a mettere in pericolo la sicurezza e la vita delle persone.

ANOLF: «La sicurezza deve tornare al centro»

«La sicurezza deve tornare a essere il centro di ogni politica lavorativa. Dobbiamo sradicare il sistema del caporalato che ancora oggi macchia le nostre terre», dichiara la Presidente nazionale ANOLF, Maria Ilena Rocha.

La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro non può essere considerata una concessione, ma costituisce un diritto fondamentale e inalienabile. Nessun lavoratore deve essere costretto a scegliere tra il proprio sostentamento e la propria incolumità.

Anche Cati Didi Boboc, Presidente di ANOLF Lazio e Latina, sottolinea la necessità di proseguire l’impegno sul territorio: «In questi anni non abbiamo mai smesso di stare accanto alle famiglie dei lavoratori, difendendo i diritti fondamentali in un territorio segnato dal lavoro irregolare».

Un impegno che deve continuare

La condanna pronunciata dalla Corte d’Assise sancisce un principio essenziale: chi sfrutta, abbandona e antepone il profitto alla vita delle persone deve rispondere delle proprie responsabilità.

Resta però necessario rafforzare la prevenzione, i controlli, la vigilanza e la rete di protezione per i lavoratori più vulnerabili. Occorre garantire percorsi di regolarità, accesso ai servizi, informazione sui diritti e strumenti concreti per denunciare condizioni di sfruttamento senza paura di ritorsioni.

ANOLF continuerà a operare accanto ai lavoratori e alle loro famiglie, insieme alla CISL e alle strutture territoriali, affinché nessuna persona venga lasciata sola e affinché il lavoro torni a essere pienamente uno strumento di dignità, emancipazione e inclusione.

La memoria di Satnam Singh deve trasformarsi in responsabilità collettiva. Prevenire, vigilare e denunciare è un dovere civile, perché nessun’altra vita venga spezzata dall’indifferenza, dallo sfruttamento o dal silenzio.

Basta sfruttamento. Basta indifferenza. Il lavoro non è schiavitù.

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